Quando la competizione è un dramma

Per un praticante di ballo “serio”, ovvero un ballerino che ha voglia di studiare per migliorare il gesto tecnico e trovare la mitologica “intesa perfetta con la partner”, partecipare alle gare di ballo è sicuramente un bel traguardo.

Decidere di prender parte ad una competizione per la prima volta è un passo durissimo da affrontare, comporta una grandissima dose di coraggio e determinazione.

La maggior parte delle persone infatti viene quasi “spinta” dai maestri a partecipare, le coppie che chiedono di fare una gara di sua spontanea volontà sono molto rare, proprio per la dose di intraprendenza richiesta.

Il mondo delle gare è bellissimo, ha come abbiamo visto nei precedenti articoli molti benefici……

ma…..

c’è un ma….

Il soggiorno nel mondo delle competizioni se non si ha la giusta preparazione psicologia, necessaria per poter “competere” in qualsiasi altro sport, può diventare un vero calvario!

Benvenuti nel racconto della via crucis del ballerino competitore.

VOLETE FARE COME TAFAZZI?

Per caso vi ricordate le puntate di Mai Dire Gol dove Giacomo (del trio di Aldo e Giovanni) interpretava Tafazzi?

Tafazzi era solito saltellare urlando:

<<oh oh oh o o o ohhhhh>>, martellandosi le parti basse!

Ecco, questo è quello a cui va incontro un ballerino che non ha mai praticato competizioni di nessun tipo e decide di fare gare di ballo senza nessun supporto da parte del coach.

Si, molte persone patirebbero meno ha martellarsi le parti basse che ha partecipare a competizioni di ballo.

Perchè?

Andiamo a scoprirlo….

È UN MONDO DIFFICILE…..E VITA INTENSA…

Si, proprio come cantava Tonino Carotone!

Il mondo delle competizioni di ballo è sicuramente un mondo difficile, e lo è ancor di più se lo affrontiamo con l’approccio sbagliato.

Dal canto suo però, può farvi vivere emozioni veramente forti!

– Persone che vivono nel terrore e vengono divorate dall’ansia.

Iniziano 25 giorni prima a controllare la lista iscritti, usano algoritmi elaborati dalla NASA per calcolare il loro ipotetico risultato in base alle coppie partecipanti per capire quando presenziare e passano ogni singolo momento ad allenarsi “perché c’è la gara”

– Marito e mogli che litigano a morte a causa della tensione.

Se una coppia non viene correttamente istruita dai maestri è molto probabile che la gara finisca in lite, una lite tra pitbull che non mollano il morso nemmeno sotto tortura.

<<hai sbagliato te!>>

<<mi sono rotto i c*****oni di fare figure di merda!>>

Anche in caso che la gara vada bene!!!

E quando la gara va male si rischia la crisi internazionale…

– Crisi di pianto.

Persone che piangono per 15 giorni dopo una gara perché sentono in qualche modo di aver sbagliato, oppure si sentono “inadeguate” e non capaci di sostenere la competizione.

Se i poveri malcapitati partecipano a due gare al mese praticamente sono condannati ad una valle di lacrime!

– Gente perennemente insoddisfatta.

Coloro che non sono mai contenti, se non riescono a passare la prima selezione, se sfiorano la semifinale, se partecipano al turno dei migliori 12, se arrivano in finale, se arrivano secondi……

MAI! Mai sono felici ca**o!

Solo se vincono, se vincono allora va tutto molto molto bene, tutti sono bravi, si festeggia, tutti sono simpatici e coccolosi.

– Urli e scenate varie.

I peggiori, quelli che oltre a essere scontenti e piangere per giorni sul risultato non in linea con le loro “presunte aspettative”, finiscono anche per fare scenate.

Inveiscono contro altri atleti (come se fosse colpa loro), trovando difetti e mille motivi per cui loro sarebbero dovuti passare davanti e attaccano i giudici dicendo che “fanno pappette”.

COME EVITARE LA VIA CRUCIS?

L’obbiettivo non deve certamente essere quello di evitare ogni dispiacere, di non litigare mai, di non essere mai arrabbiati se un avversario ci batte, di essere in disaccordo con i giudici oppure di non litigare mai con la partner.

Tutto fa parte del processo di crescita, miglioramento e apprendimento.

Quello che è importante però è saper reagire in modo produttivo a queste situazioni!

Come diceva Bruce Lee:

<<il problema non è il problema, ma il nostro atteggiamento nei confronti del problema>>

No, non l’ha detta Johnny Depp in “Pirati dei Caraibi”, e in realtà anche Bruce

Lee ha ripreso questa citazione da un Filosofo.

Purtroppo, poche persone hanno la capacità di reagire in modo corretto a queste situazioni e anche i più bravi necessitano di aiuto da parte dei coach e di tempo.

1- IL RUOLO DEL COACH

Troppi maestri si lamentano delle coppie che si lamentano!

Troppi maestri si limitano solamente ad insegnare ballo, escludendo tutto il resto della formazione dell’atleta, per poi mandare le coppie in gara e pretendere sempre risultati come unico fine.

Si “pompano” le coppie che ottengono buoni piazzamenti e al momento che non ottengono i risultati (che gli stessi coach gli hanno inculcato nella testa come giusti), si pretende che non si lamentino.

In realtà, facendo questo gioco si promuove proprio il ragionamento sbagliato!

Un buon coach, proprio come un allenatore di calcio, ha il compito di installare nella mente degli atleti un giusto modo di ragionare, per evitare che la loro mente degeneri nel mezzo alle difficoltà.

Ci saranno tensioni, litigate, risultati ingiusti?

CERTO!

Ma tutto questo deve essere usato come trampolino di lancio per un processo di miglioramento sia del ballerino, sia dell’uomo (o della donna) ed anche del coach.

2- LA MENTALITÀ SBAGLIATA

Uno dei motivi principali del malcontento che molte coppie sperimentano all’interno del loro viaggio nel mondo competitivo, riguarda proprio la mentalità con cui ci si approccia alla competizione.

Fin dall’inizio il focus (anche per colpa dei coach) è incentrato sul raggiungere la FINALE!

Raggiungi la finale? Sei un dio!

Non la raggiungi?

CACCOLA!! Sei una CACCOLA!

Questo è il vero errore di base, il percorso di formazione della mentalità di un competitore si deve fondare su dei ragionamenti molto più articolati (che non si possono spigare in due righe).

Il raggiungimento della posizione deve essere solamente uno degli scopi finali della competizione.

3- SIAMO TUTTI UGUALI

La società moderna tende a voler far passare il concetto del “siamo tutti uguali”.

Addirittura si parlava anche di abolire i voti a scuola, perché minano l’autostima dei bambini!

Non esiste una persona più brava e una meno, un soggetto più predisposto a fare una cosa rispetto ad un altro, solo a pensarlo si “mina l’autostima del soggetto”.

Se lo si vuole con tutte le forze, tutti siamo in grado di ottenere tutto!

Ma che cagata è questa?

Ogni persona è un’entità unica, ognuno ha delle caratteristiche specifiche che lo rendono unico e predisposto a determinate cose.

In gara è naturale doversi scontrare con persone a volte anche più talentuose o predisposte, la loro resa in pista a parità di sforzi può essere anche due/tre volte migliore, ma questo non significa che chi è meno predisposto debba stare a casa.

Ci sono modi e strategie per trovare le motivazioni e praticare una competizione “benefica” anche se non sia ha grandi capacità, tutto sta nello stabilire un “plan” dettagliato che sia motivante per l’allievo e per il maestro.

È un lavoro che richiede conoscenze specifiche ed è comunque molto duro!

Dopo avervi raccontato tutto quello che può succedere di brutto praticando gare, è mio dovere ricordarvi che TUTTE QUESTE PROBLEMATICHE vengono ampiamente surclassate dai benefici che potete ottenere, se solamente imparate con il vostro coach ad avere il giusto approccio.

Quindi forza e coraggio, la stagione è alle porte!

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By |2017-10-30T12:15:32+00:0030 ottobre, 2017|Danza Argomenti Generali|0 Comments

About the Author:

Nato a Firenze nell’ottobre del 1985, inizia a ballare all’età di 13 anni. Finalista in molti Campionati Italiani, fin dall’età di 17 anni si appassiona all’insegnamento. Giovane, ma già con un notevole bagaglio di esperienze, crede fermamente che l’insegnamento debba essere il più possibile personalizzato in base alle caratteristiche dell’allievo.

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